Gli anni 2000 passeranno probabilmente alla storia come quelli di un’emigrazione bivalente: da
una parte la cosiddetta “fuga dei cervelli” – persone di talento e con alta specializzazione che dopo
vari tentativi in patria decidono di lasciare l’Italia non trovando posizioni adatte alle loro capacità
– dall’altra una mobilità giovanile, figlia di una nuova dimensione globale dei flussi professionali
che vede molti talenti italiani all’estero misurarsi con il mondo, scoprire, imparare, realizzare un
progetto di vita e lavoro.